Sto leggendo per lavoro "Fuenf Finger Ueber Dir", "Cinque Dita su di te", un libro di Armin T. Wegner che racconta del suo viaggio in Unione Sovietica fra 1927 e 1928. Il titolo si ispira a una poesia di Majakovskii secondo cui l'uomo terrebbe le redini del mondo nelle cinque dita di una mano. La prima parte si svolge in Russia propriamente detta, fra Mosca e Leningrado prevalentemente. In seguito l'Autore si sposta prima a Tiblisi in Georgia e poi a Erevan in Armenia.
Wegner, dichiarato Giusto fra le Nazioni nel 1965 per aver scritto una lettera di protesta contro la persecuzione degli Ebrei ad Adolf Hitler in persona (la risposta, se così si può definire, furono torture e l'internamento in tre diversi campi di concentramento), ebbe la ventura di avere a che fare con il genocidio degli armeni, lo stalinismo e l'avvento del nazismo e di denunciarli tutti e tre, quindi questo è un libro di denuncia.
Tuttavia non muove da intento polemico. Wegner in Russia ci va perché è innamorato di questa terra dalla letteratura e dalle testimonianze di coloro che hanno lottato contro lo zarismo e per questo sono state deportate in Siberia o sono salite sulla ghigliottina. Non è comunista, è un anarchico nemico di ogni violenza. Si sente però un po' figlio di una Rivoluzione che tira fuori milioni di uomini dalla prosternazione davanti ai potenti, aristocratici o borghesi. Questo è almeno quanto egli spera di trovare.
Quanto trova è contraddittorio. A volte i progressi sono veramente notevoli. Per esempio non ci sono molti soldi, ma appena avanzano due copechi in Unione Sovietica si va a comprare un libro e questo con orgoglio, anche e forse soprattutto quando si proviene da famiglie povere che nel precedente regime feudale erano addirittura vendute insieme alla terra, da quanta poca dignità avevano.
Però lungo il percorso i dubbi si intensificano, anzi il libro potrebbe sembrare schizofrenico, un insieme di lettere e di pagine di diario di cui alcune sono filocomuniste e altre profondamente critiche. In realtà è un libro che esprime una lotta, quella per restare obiettivi davanti a una Rivoluzione che allora era l'evento del secolo tanto per i militanti di sinistra come Wegner quanto per le destre e i potentati economici. Una Rivoluzione che stava annientando un'intera classe e che per questo ricorreva al carcere e alle deportazioni, alla censura e alla sorveglianza di ogni movimento della popolazione, all'isolamento di chi si oppone e alla violenza.
"Cinque dita su di te", dove il "te" sta per il suolo russo, ma anche per il compagno che con le cinque dita (sporche di sangue) si saluta, non è comunque un puro saggio su questioni politiche, economiche o filosofiche. Le pagine sul teatro sovietico al contrario, e non sono le sole, denotano una grande cultura e conoscenza delle espressioni artistiche dei popoli. Sono pagine che ricordano i bei tempi del liceo linguistico, con l'analisi dei testi letterari e del teatro.
"Presupposti, stili e figure della letteratura tedesca" purtroppo non è stato tradotto in Italiano. E' un libro di letteratura e assieme di semiotica, che riesce a rendere appieno l'anima di un popolo che ha saputo elevarsi in alto alla Immanuel Kant o Wolfgang Goethe e poi scendere ad abissi inenarrabili con la Shoah. Tutte le pagine di questo volume sono impagabili, ma quelle migliori sono forse quelle dove gli autori cercano di darsi conto proprio del salto nel baratro e dell'interruzione di ogni valore compiuti con il nazismo. Il libro parla di come la radio entrò nelle case e di come, grazie a essa, il linguaggio delle pubblicità si amalgamò velocemente con il lessico famigliare di milioni di persone, un tipo di linguaggio che necessita solo di pochi punti di riferimento, non di vere grammatica e sintassi. In mancanza di pregressa esperienza con i mass-media, il linguaggio acquisì in immediatezza, ma perse in comprensibilità e in flessibilità. Ne risultò, argomentano gli autori con competenza ed esempi calzanti, un abbassamento delle difese dagli slogan, dalle cogitazioni deliranti, dalle sintesi tanto efficaci, quanto sbagliate e corrotte nell'essenza. Queste riflessioni di Hoffman e Rösch sono approfondite, miranti a capire prima che a giudicare, e parlano della nostra vita di tutti i giorni senza disgiungerla anche dalle nostre migliori realizzazioni di umani. Alla fine della lettura, ci si sente cambiati e un po' più consapevoli del nostro parlare, scrivere e ascoltare.


L'idea di questo libro non solo non è nuova, ma è quella di Dante: viaggiare nell'aldilà per moraleggiare sul presente. Tuttavia bisogna dire che Kurt Vonnegut lo fa con gusto, con poche pretese e in un numero ridottissimo di pagine, cosicché non si rimpiange il Sommo Poeta. Si scopre con divertimento che per il NY Times "colorito" significa "persona ricca, ma socialista", si prova simpatia per Isaac Newton che vuol tutto osservare e capire, si vorrebbero applaudire certe considerazioni sulla sinistra, sul razzismo, sulla pena di morte e sulla guerra (non solo quella del Vietnam).
http://files.splinder.com/3e9e21f904ff3c33f6690628ed512c1e.pdf
Grazie Marino, sempre geniale. Anche se, con riferimento al tuo post di oggi, non finirò mai di dirti che dissento da te sull'Israele moderno. Esso non nasce nel Novecento come "risarcimento" (dell'irrisarcibile), ma nell'Ottocento in seguito allo sviluppo di uno dei tanti movimenti nazionali nati in quell'epoca.
Israele ospite alla Fiera del libro fa litigare i partiti comunisti |
Non paghi dell'uscita di un loro esponente torinese, Vincenzo Chieppa, i Comunisti italiani alzano il tiro e propongono ad altre frange della sinistra estrema iniziative per contestare la Fiera del libro di Torino, «colpevole» quest'anno di avere quale Paese ospite Israele, nel sessantesimo della fondazione, a maggio, e di non aver invitato contestualmente lo Stato palestinese. Così ieri sul quotidiano di Rifondazione, «Liberazione», abbiamo assistito a un'ennesima spaccatura della sinistra. In prima pagina Stefania Podda che ragionevolmente argomentava: no al boicottaggio della Fiera, di questo passo dovremmo smettere di leggere anche la letteratura americana. E poi così «si rischia di alimentare l'antisemitismo ». In ultima pagina, nello spazio delle lettere, compariva invece l'appello di Maurizio Musolino, direttore della «Rinascita», il settimanale dei Comunisti italiani, che così si esprimeva: «Scelta vergognosa. Eppure non sorprende. Sappiamo che non sarà la sola iniziativa che dalla prossima primavera proporrà la nascita dello Stato di Israele come momento centrale di dibattiti e iniziative culturali. Siamo pronti ad un vero e proprio bombardamento mediatico. Mentre altri bombardamenti, quelli con le armi, purtroppo li fanno in loco... nessuno racconterà dei milioni di palestinesi sradicati dalle loro case...». L'esponente del Pdci lancia poi un appello a «Liberazione», «il manifesto», «Left», «Aprileonline», «Radiocittàaperta » e «Radiopopolare» per organizzare «nei giorni della Fiera una grande iniziativa a Torino in grado di mettere al centro quegli aspetti che la kermesse degli editori vorrebbe celare, dimenticare ». Stefania Podda condanna invece il boicottaggio culturale: «Una risposta sbagliata e pericolosa che porta all'isolamento». Una posizione in cui non si considera che la buona letteratura, come è quella israeliana, rispecchia le diverse pulsioni e anime della società: Grossman, Yehoshua, Oz e il più giovane Keret, tutti invitati a Torino, «con diverse sfumature sono la coscienza critica di Israele ». La risposta della Podda è piaciuta al direttore della Fiera del libro, Ernesto Ferrero, che aggiunge: «Sarebbe un bel paradosso arrivare a boicottare o addirittura impedire di parlare agli scrittori che si sono sempre distinti per essere uomini del dialogo, come Grossman, Oz e Yehoshua: capisco che al fondamentalismo anche nostrano non ci sia limite, ma soltanto i nazisti avevano mostrato un tale rispetto (e una tale paura) dei libri. Comunque, ancor prima dell'appello di Musolino avevamo fatto partire una serie di inviti a personaggi significativi della cultura palestinese: Liana Badr, Elia Sandbar, Mahamoud Darwish, Ibrahim Nasrallah, Sahar Khalifah, Farouk Mardam Bey. Rassicuriamo tutti: come sempre, in Fiera, ci sarà una pluralità di voci». Dino Messina Abraham Yehoshua, israeliano, ha scritto tra l'altro «L'amante», «Il signor Mani», «Fuoco amico» |