Questa la tesi del giornale americano Washington Post a proposito di una recente mostra di ritratti di Obama. Culto della personalità, inquietante patriottismo, perfino stereotipi sessuali tipici dell'era della schiavitù: questo il giudizio sui quadri. Voi che cosa ne pensate?
"Nell'analisi dei processi di cambiamento delle istituzioni politiche e dei comportamenti dei cittadini che vivono in regimi democratici, Tocqueville coglie dei meccanismi che restano validi anche ai nostri giorni. Perché in Francia, ma non negli Stati Uniti, l'instaurazione della democrazia è andata di pari passo con l'indebolimento delle credenze religiose? Perché in Francia, ma non negli Stati Uniti, il desiderio di uguaglianza si è presto tradotto in una espansione dell'amministrazione centrale a detrimento non solo dei corpi intermedi, ma anche e soprattutto della vera libertà dei cittadini? Tocqueville rende conto di questi fenomeni e del fatto che la libertà politica può essere a volte sacrificata anche con il consenso dei cittadini, se questi sono desiderosi di sicurezza e se sono disposti ad accettare uno stato protettore fino al punto da lasciarvisi sottomettere. Uomo del suo tempo, ma capace di uno sguardo attento e profondo nell'animo umano, Tocqueville capisce inoltre che è nelle credenze e nelle idee che formano il pulviscolo del potere sociale, che spesso si annida una forma di tirannia potenzialmente più subdola e più forte di quella esercitata dalle istituzioni d'Ancien Régime". Fonte www.internetbookshop.it
Ridanciana ha letto tre volte La Democrazia in America e può garantire che una certa community destrorsa ha totalmente usurpato il nome del pensatore. Anzi, aveva cercato di impedirglielo, ma proprio il suo eroico tentativo motivò ancora di più i sadici neocon a perseverare nel loro errore.
Se le cose si mettono male parleremo di Seneca.
Ieri ero con altre circa 39 persone alla Casa della Cultura, a sentire Stefano Levi della Torre e Valerio Onida parlare sul tema "Legalità e accoglienza versus razzismo e paura" nell'ambito di un ciclo di conferenze sulla possibile agenda della sinistra curato da Salvatore Veca. Quelle che vi presento di seguito sono le riflessioni che l'incontro mi ha suscitato.
Settentrionali e meridionali sono stati divisi dalla barriera del razzismo, una volta c'erano i cartelli nelle città del Nord: "Non si affitta a meridionali", per esempio. Saltavano all'occhio le facce diverse, i dialetti diversi, i problemi delle terre d'origine come la presenza mafiosa o camorristica.
Però questi due grandi gruppi avevano tre significativi terreni d'incontro dove hanno trovato interessi comuni: la scuola, la leva obbligatoria e il mondo del lavoro. Inoltre per i meridionali diritti umani e diritti di cittadinanza almeno per la maggior parte delle persone di buonsenso coincidevano (io continuo ad avere dei dubbi sul fatto che i leghisti siano persone di buonsenso, ma gli italiani pare che li abbiano consacrati alle più alte e delicate cariche).
Italiani ed "extracomunitari" si trovano insieme nella scuola, anche se è una scuola marginale e sotto attacco; nel mondo del lavoro sono concorrenti. Nell'uso del territorio forse sono addirittura nemici, non so, almeno se si abita in certi quartieri soprattutto di Roma, ma anche di Milano, per esempio in zona Maciachini - Affori dove le donne hanno dovuto cambiare modo di vestirsi per via delle attenzioni di certi arabi e albanesi, sembrerebbe così.
E non bisogna pensarla anche solo in questo senso, ma vedere le cose anche dal punto di vista degli stranieri sottoposti ai nostri abusi. Non è purtroppo raro leggere di italioti che approfittano del loro status superiore per violentare le dipendenti straniere, e città come Verona sono ormai famigerate per gli episodi di violenza razzista - anche verso gli italiani "diversi", per esempio come capigliatura, come origine geografica (ritorna la fobia del "terrone") e come opinioni politiche. Occorre ricordare che per gli stranieri esistono solo i diritti umani, non i diritti di cittadinanza anche se PD e Fini hanno cominciato a parlare di diritti politici.
I due discorsi vanno legati tra loro: chi è memore del razzismo verso i meridionali secondo me dovrebbe essere diffidente verso il razzismo nei confronti di altri esseri umani, anche se alcuni invece ragionano nel senso che solo uno dei due razzismi è assurdo mentre l'altro sarebbe comprensibile. Bisogna non essere snob con questi ragionamenti, come con quelli della reciprocità che sono anche alla base delle nostre leggi.
La prospettiva dei diritti e della legalità sembra (diciamo sembrerebbe vista la nostra classe politica) un buon punto di partenza per favorire l'integrazione, combattere la delinquenza anche nelle sue forme razziste, filonaziste e rondiste, però è una prospettiva limitata e limitante. Bisogna rispondere alla paura con iniziative che uniscano veramente. A volte è meglio un concerto che una legge per avvicinare tra loro i popoli. La sinistra ha bisogno di una scossa sia sulla legalità, sia sui concetti sostanziali.
Che ne pensate dello striscione di Di Pietro
"Napolitano dorme, l'Italia insorge"
?
"Un'ebrea fornita di un cervello tedesco". Che cosa vi suscita questa frase?
da www.repubblica.it sui fatti di Caserta
"Barricate e cortei: "Siete razzisti". "Noi con la camorra non c'entriamo niente, lavoriamo dalla mattina alla sera", si disperano gli amici delle vittime. Davanti al negozio Ob Ob exotic Fashions, teatro dell'agguato, c'è anche lo zio di una delle vittime. Steven, ghanese, fa il giardiniere: "Mio nipote Giulios non ha mai fatto nulla di male", dice mostrando le mani indurite dalla fatica per dimostrare che "noi non siamo camorristi". "Siete razzisti", gridavano stamane gli amici nordafricani delle vittime, "Ci vogliono cacciare, ce l'hanno con noi, ma non siamo camorristi". Davanti al negozio della strage, hanno bloccato la Domiziana costruendo una barricata con cassonetti della spazzatura, materassi e vecchi mobili ed hanno dato vita ad un corteo spontaneo. Nella protesta, che è degenerata in una guerriglia urbana, sono state scagliate pietre, ribaltate auto e distrutte le vetrine di vari negozi: "Italiani bastardi" è il coro intonato dalla folla, che ha percorso oltre 10 chilometri".