Era un po' che non vi raccontavo delle mie uscite al cinema. Di recente ho visto Parnassus e Nemico Pubblico. Nel primo caso si tratta di una bella favola con grandi attori e la grande suggestione dell'inconscio (non a caso il titolo originale è "The Imaginarium of Doctor Parnassus"). Attraverso uno specchio sistemato sul palcoscenico di un teatrino ambulante, diversi personaggi possono realizzare le loro fantasie, ma a che prezzo? Forse quello di incontrare addirittura il Diavolo? Voto 7+.
Nemico pubblico (voto 9+) invece è la storia di John Dillinger, che durante gli anni '30 colpiva le banche con rapine spettacolari. Era un po' il Vallanzasca americano, amato dal grande pubblico oltre che da una donna di carattere. Il problema fu che colpì il sistema di risparmio, per di più eseguendo rapine in diversi Stati, e per questo mise in allarme tutta la Federazione americana, che inventò per lui il concetto di "crimine federale", ossia considerato tale in qualunque Stato fosse compiuto. Ciò causa a Dillinger la profonda inimicizia della mafia, che sente che tali leggi saranno applicate alle sue imprese, e quindi lo porta all'isolamento e alla sconfitta da parte dell'incaricato del governo Melvin Purvis.
Tre fratelli ebrei polacchi, Tuvia, Zus e Azael Bielskj, si rifugiano nei boschi della vicina Bielorussia per combattere i nazisti. Tra conflitti su come agire (combattere da soli o con i russi?) e dispute di leadership, trasformeranno la loro vita alla macchia in un vero progetto di salvataggio, mantenendo per oltre due anni un'infermeria, una scuola e un asilo clandestini frequentati da 1200 ebrei fuggiaschi.
Tom Jeffort (James Stewart) ha lasciato l'esercito e va alla ricerca dell'oro. A un certo punto salva un ragazzo indiano ferito dalle pallottole degli altri americani e per questo ha a sua volta salva la vita. E' così che quando un colonnello lo chiama per combattere nella guerra contro gli indiani, lui non può accettare. Non solo, ma si mette a studiare la lingua e i costumi degli apache e si fa addirittura messaggero di pace con loro. Le trattative sono complesse, per gli indiani è questione di vita o di morte e alcuni bianchi cercano in tutti i modi di sabotare la pace tra il presidente degli USA e il capo apache Cochise. Durante le trattative, di cui non rivelo l'esito, Jeffort si mette insieme con una ragazza indiana (Debra Paget) che sposerà, ma che cadrà vittima dei sabotatori degli accordi. Un bel ripasso del genere Western.
Questo film, scelto al posto di "Angeli e Demoni" che sembrava a Enzo poco realistico, prometteva di essere un inno alle apparenze e al consumismo e invece è stato una sorpresa molto gradita. Sidney Young dirige una rivista underground corrosiva e precaria in una qualche città periferica degli Stati Uniti, fin quando il direttore di "Sharps", il più grande magazine di stelle di New York, non ha nostalgia dei propri esordi antiborghesi e non lo assume in un posto prestigioso. Quest'esperienza Sidney prima non la prende sul serio, poi si rivela superiore alle sue capacità, a un certo punto per qualche ragione misteriosa si rivela alla sua portata, però lo pone anche davanti alla falsità, all'arroganza, all'interesse, al servilismo e al cinismo del mondo dei vip. Per sapere come se la caverà andate a vedere il film!
E' un'America inquietante quella di questo remake di un film del '67 con Glenn Ford. Evans (Christian Bale) è un contadino rovinato dai debiti che, per cercare di risollevare la situazione del suo lotto di terra e della sua famiglia, accetta di scortare il pluriomicida Wade (Russell Crowe) fino al treno che lo porterà in prigione a Yuma. Durante l'operazione la scorta si assottiglia, i due uomini sono uno di fronte all'altro a scoprire, non senza una certa ammirazione, quel che non è immediatamente visibile e forse dicibile per la società. Il finale è tragico, tra la precoce maturazione del figlio di Evans costretto a crescere nel dolore e gli USA con le loro aziende che mandano alla forca un criminale solo per salvare i profitti, ma senza mai riscattarsi dalla disumanità dalla schiavitù, da un sistema di vita diventato famigerato come quello del "Far West" e dal genocidio degli indiani. Da vedere dopo un'offensiva della lega, o l'accordo Fiat - Chrysler.
Praga del post - comunismo. Josef è un insegnante di ceco. Cerca di trasmettere agli studenti l'universalità della poesia e viene contraccambiato con indifferenza e strafottenza. Per di più ormai la scuola sopravvive grazie alle sponsorizzazioni dei genitori dei suoi alunni più ricchi e arroganti. Davanti all'ennesima situazione in cui realizza che ormai deve solo prostrarsi ai piedi di questi villani e dei loro genitori annuncia che l'insegnamento non gli dà più felicità e che si dimette. La decisione non fa felice sua moglie, una donna colta, ma fredda e che si trova già alle prese con i problemi della figlia in corso di separazione dal marito e del nipotino, ma lui non demorde. Prima trova lavoro come pony express poi va a lavorare nel reparto Vuoti a rendere di un supermarket. Forse molti spettatori troveranno strana tanta energia in un personaggio 65enne, ma lui spiega che è "uomo del bentornato", uno che passa la giornata a pregustare l'accoglienza che gli farà la moglie. Per questo ha bisogno di un'occupazione che lo porti fuori casa fin dall'alba e la sua natura socievole e adattabile lo predispone ad avere molte soddisfazioni anche in mansioni che per un insegnante si potrebbero considerare umili. E' bello il mondo che Josef scopre con il suo nuovo lavoro: un'esplosione di vitalità che si esprime in nuove amicizie, qualche atto di solidarietà umana e perfino curiose fantasie sessuali. Indimenticabile dunque il protagonista, molto bravi anche gli altri attori, gustoso panorama della vita ceca, il film è da non perdere.
Verranno scomunicati, sembra, la famiglia Englaro e un gran numero di medici e di politici. Mai, grazie anche a Jené per averlo ricordato, si è avuto un caso di mafioso o di pedofilo scomunicato. Eppure se non i leader religiosi, almeno la società americana e qualche figura subalterna del clero, qualche suora per esempio, comincia a fare i conti con questa realtà. Lo testimonia il film "Il Dubbio", con Meryl Streep, Philip Hoffman ed Amy Adams. Nel 1967 il Saint Nicholas del Bronx ammette il primo ragazzino nero. La diffidenza e anche lo scherno dei compagni sono palpabili, lui e la sua famiglia contano sull'aiuto delle suore insegnanti, dei preti e della preside (un'arcigna Meryl Streep dalla recitazione molto maturata, più asciutta e contenuta rispetto a quando era giovane). Solo alcuni aiuti però sono sinceri, leali e corretti, infatti nella scuola e nella canonica si nasconde un pedofilo che approfitta dell'isolamento del ragazzino per saziare le sue turpi voglie. "Per perseguire il male ci si allontana un po' da Dio", si sostiene nel film, così non si trovano grandi esempi morali negli adulti che si accorgono del criminale e cercano di fermarlo. Anzi, non si trova nemmeno la certezza della fede, ma, come suggerisce il titolo, il dubbio. Di certo però, non sull'abiezione degli abusi compiuti da chi veste l'abito talare.. Film da vedere, forse può dare noia una certa fissità di Philip Hoffman.
Non mi andava di lasciare l'intestazione del blog triste e arrabbiata, anche perché probabilmente rimarrà questa per tutta la settimana (meglio: avrete più tempo di commentare i vari post!). Così vi metto a parte di questo film molto carino in questi giorni al cinema, "Tutti insieme inevitabilmente". Una spumeggiante coppia di giovani si trova improvvisamente a contatto con la realtà delle proprie ben quattro famiglie allargate d'origine e tutto il seguito di poppanti, litigiosi ex e imbarazzanti ricordi d'infanzia. Riuscirà a far fronte alle interferenze? Sarà sempre spumeggiante o la sua immagine si ammaccherà? E la saldezza del sentimento? Se guarderete questo film come vi consiglio, scoprirete le risposte a tutte queste domande ridendo come matti e a volte commovendovi.
Per il giorno della memoria guardo questo film sulla Shoah. Parla della storia di un "Sonderkommando", un'unità speciale di addetti al crematorio di Auschwitz - Birkenau, e la racconta secondo la testimonianza di un ebreo ungherese che fu adibito da Mengele a suo aiutante nei macabri esperimenti pseudoscientifici che conduceva. Una scena particolarmente terribile è quando una ragazzina sopravvive al gas per qualche oscura ragione e viene "salvata" dall'ardere viva nel crematorio ptoprio perché c'è la possibilità che Mengele la prenda come cavia. In sintesi: film da vedere, pietrificati sulla sedia. Qualche critico lamenta che Harvey Keitel dia un tono troppo macchiettistico al comandante di campo di cui fa la parte e forse non ha tutti i torti. Bisogna però ricordare l'importanza di accostarsi alla Memoria anche, alla bisogna, aiutati da icone, persone famose, modelli, quindi secondo me anche quest'aspetto passa in secondo piano rispetto al valore del film che è coraggioso nel suo tentativo di rendere l'indicibile.