Buona notte ai sopravvissuti.
"Nell'analisi dei processi di cambiamento delle istituzioni politiche e dei comportamenti dei cittadini che vivono in regimi democratici, Tocqueville coglie dei meccanismi che restano validi anche ai nostri giorni. Perché in Francia, ma non negli Stati Uniti, l'instaurazione della democrazia è andata di pari passo con l'indebolimento delle credenze religiose? Perché in Francia, ma non negli Stati Uniti, il desiderio di uguaglianza si è presto tradotto in una espansione dell'amministrazione centrale a detrimento non solo dei corpi intermedi, ma anche e soprattutto della vera libertà dei cittadini? Tocqueville rende conto di questi fenomeni e del fatto che la libertà politica può essere a volte sacrificata anche con il consenso dei cittadini, se questi sono desiderosi di sicurezza e se sono disposti ad accettare uno stato protettore fino al punto da lasciarvisi sottomettere. Uomo del suo tempo, ma capace di uno sguardo attento e profondo nell'animo umano, Tocqueville capisce inoltre che è nelle credenze e nelle idee che formano il pulviscolo del potere sociale, che spesso si annida una forma di tirannia potenzialmente più subdola e più forte di quella esercitata dalle istituzioni d'Ancien Régime". Fonte www.internetbookshop.it
Ridanciana ha letto tre volte La Democrazia in America e può garantire che una certa community destrorsa ha totalmente usurpato il nome del pensatore. Anzi, aveva cercato di impedirglielo, ma proprio il suo eroico tentativo motivò ancora di più i sadici neocon a perseverare nel loro errore.
Se le cose si mettono male parleremo di Seneca.
"La mostra “Milano 1947 – 2007. Idee per una casa della Storia“, allestita presso il Museo di Storia Contemporanea di Milano, vuole evidenziare la conoscenza della storia recente della metropoli lombarda, nella seconda metà del XX secolo, riflettendo anche sui problemi di attualità". Continua...
Una mostra da vedere piano! L'ho visitata per mezz'oretta giovedi e non è stato affatto sufficiente... Di primo acchito, bella l'idea di avvicinarci un po' all'Europa con un museo innovativo, multimediale, e che tratti la Storia in modo vivo, attuale. La Storia ci riguarda tutti. Il difetto forse è che c'è lo zampino della politica, le foto della visita di De Gaulle a Milano ad esempio sono presentate da un pannello a firma dell'Assessore Finazzer Flory e non di uno storico...
Oggi ho preso mouse e tastiera per dire delle cose a Ezio Mauro:
Oggetto: spazio alle donne, ma quali?
Caro Direttore,
d'accordo che è importante fermare Silvio Berlusconi prima che trasformi definitivamente l'Italia in un regime dittatoriale. Forse, a tal proposito, il fine giustifica i mezzi. Tuttavia, sperando che Lei oltre alla democrazia più o meno formale difenda un rapporto tra i sessi diverso da quello evidentemente propugnato dal premier, vorrei farLe notare che le pagine del Suo giornale parlano più di donne che sono o sarebbero state a letto con il premier che non di altre, quale la martire iraniana Neda, che hanno ben altri meriti. Le sembra giusto? Io, come donna, mi sento un po' offesa.
Cordiali saluti,
Carolina Figini
Trovo che visitare le pinacoteche abbia una funzione terapeutica oltre che culturale: è bello vedere anziché pensare o fare altre operazioni mentali potenzialmente alienanti. Quindi oggi sono andata a vedere la Pinacoteca di Brera, museo pubblico fin dall'epoca della dominazione austriaca di Milano. Ho pagato 10 euro per la visita e 3,50 euro per l'audioguida che spiegava le opere. La foto che propongo è una riproduzione de "Lo Sposalizio della Vergine" di Raffaello, un po' il clou di Brera adesso che è stato restaurato. Bello, no?
Va confrontato con la "Pala Montefeltro" di Piero della Francesca, un'opera commissionata dal Duca di Montefeltro per ringraziare la Madonna di aver potuto generare. Ambo i dipinti hanno in comune la descrizione di un anello, solo che in Piero essa è tutta intellettuale, mentre Raffaello la porta a compimento con un gran senso di verosimiglianza.
Articolo del New York Times tradotto da me per Gariwo.net
La scorsa settimana, Fathi al-Jahmi è morto da prigioniero in Libia. Era un padre, un marito, un fratello maggiore, un severo critico del colonnello Gheddafi. Nel 2004, dopo 18 mesi di prigione, era stato liberato, ma era inteso che stesse zitto, andasse a casa sua e sparisse dalla vita pubblica. La sua famiglia l'ha pregato di fare così, lui si è rifiutato. “Ha sofferto così tanto, è stato torturato, ha sentito davvero di non avere scelta”, dice suo fratello minore, Mohamed Eljahmi, in un'intervista telefonica da casa sua negli Stati Uniti. Continua... (pdf)