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lunedì, 30 giugno 2008

Cassazione e Rom

Cassazione: "Legittimo discriminare i rom se rubano"
Se un politico adotta iniziative discriminatorie non per motivi etnici ma per specifici comportamenti criminali non è colpevole. La Cassazione ha accolto le tesi del sindaco leghista di Verona Flavio Tosi, annullando una condanna a 2 mesi di reclusione per "propaganda di idee disciminatorie". Per i giudici il gruppo leghista aveva precisato "di non avere avversione verso i sinti in quanto tali, ma solo nei confronti di quelli che rubavano". fonte www.tgcom.it

3000 anni di tradizione giuridica e non sentirla!! La responsabilità penale è personale.  

postato da: ridanciana alle ore 10:42 | link | commenti (18)
categorie: diritti, dibattiti
sabato, 28 giugno 2008

1° marzo 1968

E un servizio della National Public Radio spiega come Valle Giulia "ha assunto valore mitologico".

postato da: ridanciana alle ore 22:17 | link | commenti
categorie: memoria

Un post a cinque stelle

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht? Martin Niemoeller? Finalmente un post chiarisce la paternità di questo componimento)

postato da: ridanciana alle ore 09:54 | link | commenti (6)
categorie: riflessioni, mondo di internet

Cinquantesimo

Nel 1958 veniva insignito del Nobel della Letteratura Boris Pasternak, per "Il Dottor Zivago". Io ho solo visto il film, magari d'estate leggo il libro (dipende da quante cose devo leggere per recensirle, per lavoro).
postato da: ridanciana alle ore 08:51 | link | commenti (6)
categorie: letteratura
venerdì, 27 giugno 2008

Le impronte dei bimbi rom e il silenzio della Chiesa

A Maroni vorremmo suggerire di prendere le impronte delle mani (e dei piedi) ai neonati cinesi di Milano, che sono già, notoriamente, tutti ladri di identità. Inoltre, per coerenza, potrebbe impartire l'ordine di misurare la lunghezza degli arti ai bimbi di Corleone che crescono (si fa per dire) con il 'criminal profiling' di Totò u curtu. Ed è inutile spiegare a un pietoso uomo d'ingegno come il nostro ministro degli Interni che i minori dell'agro nocerino sarnese e della piana del Sele andrebbero - per proteggerli, badate bene! - sottratti alla patria potestà e affidati alla Dia o, in subordine, allo scrittore Roberto Saviano. E contro il bullismo nelle scuole cosa ci sarebbe di meglio che prendere le impronte, al momento dell'iscrizione, anche ai genitori che sono sempre un po' complici? Continua...
postato da: ridanciana alle ore 14:38 | link | commenti (6)
categorie: politica, media, diritti, religioni, dibattiti
giovedì, 26 giugno 2008

Barzelletta osé

[se trovo commenti poco civili sarò costretta a toglierla]

L'inserviente di un grande albergo urta per sbaglio il seno di una cliente. "Se il suo cuore è morbido come il suo seno", dice, "sicuramente perdonerà il mio gesto". La risposta della cliente non si fa aspettare: "Se il suo *** è duro come il suo gomito, la mia stanza è la 214".
postato da: ridanciana alle ore 12:32 | link | commenti (5)
categorie: cazzeggio

Mediterraneo da integrare

quando si pensa al Mediterraneo si pensa la sponda Nord, Italia, Francia, Spagna, Grecia e si dimentica che i due terzi della costa sono composti dalle sponde asiatiche e africane. Questa idea del Mediterraneo è stata anche collegata a una certa visione della razionalità e del progresso. Un punto di vista post-coloniale dovrebbe in primo luogo riportare il Mediterraneo dentro i suoi confini reali. Recuperando culture, civiltà, popoli, corpi e linguaggi rimossi negli ultimi secoli e che oggi tornano soltanto nella forma della paura provocata dai flussi migratori. Continua...
postato da: ridanciana alle ore 11:49 | link | commenti (2)
categorie: interviste, mappamondo, multietnicitĂ 
mercoledì, 25 giugno 2008

L'albero dei Giusti

“L’Albero dei Giusti” di Peter Hellman, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (2001), racconta cinque storie di cristiani che salvarono ebrei dal genocidio a rischio della propria vita, incolumità e sicurezza e in modo disinteressato e che per questo sono stati insigniti del titolo di Giusti da Yad Vashem. La narrazione prende le mosse proprio dalla visita al Memoriale israeliano della Shoah, dove il Viale dei Giusti, con i suoi carrubi e ulivi, trasmette all'autore un senso di serenità in contrasto con le altre parti della visita. Hellman tiene molto alle atmosfere e ai climi, e riesce a trasmettere al lettore suggestioni diverse, dalla cupezza dell'Olanda occupata all'entusiasmo del partigiano francese Raoul Laporterie.
Sul tema dei Giusti si legge spesso che questi uomini hanno salvato i propri simili ebrei per due ordini di motivi: coerenza in propri principi e amore per l'umanità. Benché sia difficile stabilire i confini tra questi aspetti, le cinque storie narrate in questo libro sembrano essere della prima tipologia e i principi paiono essere una peculiare mistura di patriottismo e di Cristianesimo. Ovunque nel testo se ne fa menzione, a volte anche solo descrivendo un’immaginetta che un salvatore portava con sé. Monsignor Beniamino Schivo rischia la vita anche per far trascorrere un Natale il più possibile sereno ai suoi ospiti ebrei. Nel secondo capitolo, l’aspetto religioso viene ulteriormente approfondito in relazione al difficile tema delle conversioni al Cristianesimo che spesso e con varie motivazioni erano proposte agli ebrei braccati. Sietske salva Nurit per coerenza con la propria fede cristiana e non le chiede di abbracciarla, bensì, nel contesto della vita frisone dove si aprono insperati spiragli di libertà per i perseguitati, la accompagna nel compito di sensibilizzare altre persone ebree sull'importanza del fatto di preservare le proprie origini e tradizioni.
Certo rimane oscuro come per milioni di altre persone il Cristianesimo abbia fatto da sprone al silenzio e al collaborazionismo. Hellman non può esimersi dal porre a ciascuno dei protagonisti, tutti rimasti in rapporti amichevoli fra loro dopo la guerra, una spiegazione sulle possibili cause della Shoah. Ognuno ha il proprio modo di interrogarsi su questo abisso di criminalità: l’uomo si abitua a tutto? Si tratta del fatto che i valori centrali del Cristianesimo non sono stati compresi? Gli ebrei sono il Popolo Eletto… “per soffrire”? Qualunque sia la verità sull’argomento, è da notare un altro fatto storico che emerge da questa ricerca, e cioè la presenza di molteplici pregiudizi antisemiti anche in persone che si sono impegnate concretamente e hanno corso forti rischi personali per aiutare gli ebrei. Per esempio c’erano persone che credevano che gli ebrei avessero i piedi piatti, o nascessero con le corna. Questo in un secolo che nel pensiero comune, a distanza di tempo dalla Shoah, è associato al progresso scientifico.
Un’altra domanda che attraversa tutte le pagine de “L’Albero dei Giusti” è il perché ciascuno di essi abbia fatto ciò che ha fatto. Ideali a parte, quasi tutti concordano sul fatto di non aver compiuto altro che il proprio dovere. Significativa però è anche l’intenzione intima. Hellman sembra suggerire che “La maggior parte di noi lascia trascorrere i giorni della propria vita nell’attesa di un evento decisivo, di un’occasione capace di farci varcare la soglia della quotidianità, di un’opportunità di rischiare il tutto per tutto per una causa che ci convince fino in fondo”, magari la causa del proprio Dio. Questo è un ulteriore aspetto di riflessione etico - religiosa che attiene profondamente all'impostazione del saggio di Hellman e che arricchisce in modo significativo la lettura delle straordinarie storie di Giusti narrate dall’autore.
A volte viene da piangere leggendo questo libro, le cui note emotive comprendono tuttavia anche l’ironia sulla stupidità della dittatura e in alcuni passaggi il vero e proprio orrore. Nelle modulazioni meno estreme, il testo fa riflettere sui mille aspetti quotidiani della lotta per la sopravvivenza cui furono costretti tanti Ebrei e Resistenti nel corso del secondo conflitto mondiale e su come ogni singolo individuo li affrontava. Se l'attenzione è senz'altro catturata dalla gravosa difficoltà di nascondere i bambini, un elemento che pare stupire molto Hellman è l’ingenuità. Se è vero che in alcune testimonianze scritte riportate nel libro essa era affettata per nascondere a un eventuale controllore lo stato di estremo distress di chi cercava l’aiuto di un altro essere umano, sembra però che anche la pericolosità del nazismo non sia stata sempre riconosciuta in tempo. Per esempio ci furono anziani ebrei che s'illusero di essere lasciati in pace in quanto inabili al lavoro duro, e molti furono i casi di scampati che dovettero essere rivestiti da capo a piedi dai loro salvatori perché si erano portati solo pochi cambi di vestiti per lo più leggeri, non rendendosi conto della portata del pericolo e non prevedendo in alcun modoi lunghi inverni che avrebbero dovuto trascorrere nascosti prima della Liberazione.
Purtroppo, gli anni passano e la freschezza che caratterizza le descrizioni degli incontri avvenuti in Europa o in Israele fra i Giusti e i loro amici ebrei sembra possa aver fatto il suo tempo, magari lasciando spazio al lutto. Proporre questo libro oggi, al di là del modo in cui è strutturato, contribuisce a rinverdire la memoria dei Giusti altrettanto bene degli alberi piantati in loro onore a Yad Vashem. La Nota bibliografica dell'Editore invita non di meno a perseguire questo intento ricordando l’esortazione di Karol Wojtyla a costruire “un futuro nuovo nel quale non vi siano più sentimenti antiebraici fra i cristiani o sentimenti anticristiani fra gli ebrei, ma piuttosto il reciproco rispetto”. Propone inoltre una serie di libri di approfondimento dove continuare a coltivare la memoria dei Giusti. Ciò fa del testo, già apprezzabile per contenuti e profondità, un’opera lontana dal difetto della pretenziosità e meritevole di essere letta e consigliata.
postato da: ridanciana alle ore 12:38 | link | commenti (4)
categorie: memoria, editoria, religioni
martedì, 24 giugno 2008

Franchigia critica per Saviano?

Se l' argomento dell' invidia appare troppo pretestuoso e ricattatorio, qualcosa di molto più drammaticamente serio contribuisce invece a creare attorno a «Gomorra» una zona di inviolabile franchigia critica. Saviano è nel mirino vendicativo della camorra. E' costretto a vivere blindato e con la scorta, i suoi scritti fanno male alla criminalità organizzata, la sua denuncia civile ha colto nel segno e i boss del terrore camorristico vogliono fargliela pagare. Continua...
postato da: ridanciana alle ore 21:25 | link | commenti (7)
categorie: letteratura, dibattiti
lunedì, 23 giugno 2008

Tra i Giusti

Robert Satloff è un ebreo americano, storico e direttore dell’Istituto di Washington per la Politica nel Vicino Oriente. Ha constatato più volte che nelle scuole dei Paesi arabi la Shoah non viene insegnata, ha osservato che ciò si accompagna a forme di antisemitismo talvolta intrecciate ai complessi vissuti del conflitto mediorientale e ha deciso di porre il problema cominciando dalla questione dei Giusti. Ne è nato“Tra i Giusti – Storie perdute dell’Olocausto nei paesi arabi”, un libro contro il negazionismo e un aiuto al miglioramento delle relazioni arabo-ebraiche, tema su cui l'autore è impegnato.
Il titolo originale dell’opera è "Among the Righteous: Lost Stories from the Holocaust' Long Reach into the Arab Lands" e si riferisce, dunque, come spesso è rimarcato nel testo, alla longa manus dell'Olocausto nelle terre arabe. Si tratta di un fenomeno talvolta rubricato a storia minore, non attinente al progetto hitleriano di annientamento sistematico del popolo ebraico e addirittura visto come strumentale alla politica d’Israele o occidentale in genere nei confronti dei Palestinesi e del mondo arabo. Su questo sfondo, che viene via via schiarito, illuminato e riportato a ciò che fu storicamente, si stagliano le storie di salvatori arabi di ebrei narrate nel libro, storie che  spesso erano cadute nel dimenticatoio o tramandate con un occhio al senso dell'opportunità.
Ecco dunque: Taïeb el-Okbi, leader musulmano riformista che impedì svariati pogrom in Algeria; Mohammed Chenik, che governò la Tunisia occupata dai nazisti e salvò la vita di molti ebrei rinchiusi nei campi di lavoro; Kaddour Benghabrit, capo della Moschea di Parigi e rappresentante ufficiale dell’Islam europeo, che nascose un numero a oggi ancora imprecisato di ebrei facendoli figurare come musulmani; Khaled Abdelwahab, che salvò una donna ebrea dallo stupro e la nascose con tutta la famiglia nella propria fattoria fino a quando le truppe di Hitler lasciarono la Tunisia; Ali Sakkat, che accolse nella propria tenuta una sessantina di ebrei in fuga; e altri. 

Le loro storie sono state raccolte in undici Paesi dell’Africa del Nord caratterizzati dalla presenza italiana, tedesca e francese di Vichy durante il secondo conflitto mondiale, e sottoposte al Comitato dei Giusti di Yad Vashem che, secondo Satloff, dovrebbe essere più solerte nel sostenere il tipo di ricerca proposto. Oltre a ciò, le storie sono servite a fornire le prove delle sofferenze patite dagli ebrei nordafricani nella Shoah all'opinione pubblica e in particolare alla Commissione internazionale che dal 1951 si occupa di risarcire i sopravvissuti allo sterminio nazista. “[...] è fonte di grande soddisfazione”, scrive Satloff, "il fatto che le mie indagini, iniziate per scovare almeno un arabo che avesse salvato un ebreo, abbiano contribuito, per quanto modestamente, a far spazio nella memoria collettiva dell’Olocausto agli ebrei dimenticati”.
Centrale a tutto il libro è il capitolo 5, che s’intitola “Gli arabi proteggevano gli ebrei” ed è ora anche linkato dal sito del Museo dell’Olocausto di Washington. Altri capitoli contengono approfondimenti o s’incentrano su aree geografiche diverse. La narrazione riguarda le storie soprammenzionate e il lavoro che è servito per portarle alla luce. Essa fa spesso uso del discorso diretto per rendere partecipe il lettore fino dei pensieri dell’autore, che, come accennato, non si esime dall'affrontare i pressanti problemi del nostro tempo: dalla guerra in Medioriente ai dissidi sui milioni di euro di risarcimenti dovuti alle vittime della persecuzione nazista al rispetto dei diritti umani nei Paesi arabi e musulmani, fino al preoccupante antisemitismo che attraversa la Francia e al problema del negazionismo che, non fra i leader arabi, ma nel musulmano Iran è addirittura assurto a ideologia di regime. A volte lo stile è enfatico e arriva a ricomprendere notazioni polemiche, giudizi di valore e battute di spirito; altre volte l’atmosfera del resoconto rispecchia a fondo la complessità dei temi trattati.
Un discorso a parte richiede il peso che nella ricerca ha avuto Internet, sede del dibattito arabo su come rispondere ai negazionisti dell'Olocausto e fonte di numerose conferme o smentite alle ipotesi sui Giusti arabi formulate in base alla storia orale o a testimonianze scritte di singoli sopravvissuti. La Rete, con la sua natura flessibile ed egualitaria, ha senz'altro facilitato lo scambio d'idee su questi due aspetti, che risultano molto delicati per motivi politici e morali (l’apparente insensibilità degli arabi di fronte alla Shoah è vera o falsa? Conseguenza o causa della loro minorità in tanti ambienti della diplomazia? Coloro che hanno un diverso atteggiamento o le cui famiglie sono state protagoniste di salvataggi durante la seconda guerra mondiale non ne parlano in quanto subiscono una particolare pressione o addirittura minacce?).
Ciò non significa che l'idea stessa dei Giusti non incontri ancora profondi ostacoli, nel mondo arabo e in generale. Ad alcune persone che ne serbano memoria accade ancora di essere ostracizzate dalle comunità e famiglie, proprio come, indipendentemente dallo sviluppo della riflessione sulla Shoah, capita a molti arabi di patire incarcerazioni, torture e altre violazioni dei diritti dell'uomo senza poter riconnettere le proprie vicende personali all’archetipo del crimine contro l’umanità.
Ci sono, tra le altre, due ottime ragioni per leggere "Tra i Giusti": l'importanza che il libro può rivestire per una distensione fra arabi e israeliani e, forse ancor più forte, l’universalità del messaggio che proviene dalle testimonianze di solidarietà umana nella Shoah.
postato da: ridanciana alle ore 16:01 | link | commenti (7)
categorie: storie, storia, editoria, dibattiti, auspici di pace