In questo blog si trovano notizie su tutte le mostre cui riesco ad andare. Ci sono dei nessi fra la mostra sugli anni '70, quella su Giacomo Balla, questa sul fotografo romano Ghergo e le altre di cui ho parlato, fino, se volete, a un evento che con l'arte non ha niente a che fare: la Notte Bianca dello Sport in corso in questi due giorni? Forse sì. E' la programmazione culturale di una città di destra. Ciò detto, oltre a rendere conto di quel che succede a Milano a livello artistico e culturale, mi piace parlare anche delle mie emozioni a vedere le varie mostre. Le foto di Ghergo, sia pure con tecniche di ritocco, facevano veramente belle le persone. Dev'essere per questo motivo che l'autore dopo la guerra non è stato relegato al ruolo di ritrattista del passato regime, ma ha continuato a operare fotografando i leader dell'Italia democratica De Gasperi e Andreotti e le più famose dive del cinema, fra cui Alida Valli e Ingrid Bergman. La tentazione di liquidare un po' di foto come ritratti della contessa Mazzanti vien dal mare di turno c'è, e anche l'antipatia per qualche esponente della nobiltà nera; capita anche di pensare che la mostra serva a preparare il ritorno in auge dei titoli nobiliari e di un regime autoritario e classista; non di meno è piacevole osservare le opere esposte in ben cinque sale, ammirare la sontuosità degli abiti dei soggetti, soffermarsi sul pannello dove le tecniche di fotoritocco vengono impietosamente rivelate e testare sia i propri ricordi di storia e di spettacolo, sia le proprie conoscenze di fotografia, a partire dall'utilizzo della luce.
Gli USA costruiscono le infrastrutture per lo scudo stellare (un sistema di difesa da attacchi nello spazio, si spera non di aggressione) in Repubblica Ceca, gli umanisti protestano anche con scioperi della fame visto che a Praga è molto sentita l'istanza di non tornare alla situazione pre - 1989. E voi, che cosa ne pensate?

Di questi video ne ho parecchi, testimoniano di eccessi da parte della polizia. In questo caso si tratta del pestaggio di Romolo Sticchi, giornalista, mentre faceva riprese a Chiaiano (NA).
Tony Falcone, figlio di immigrati italiani, comincia una relazione extraconiugale con Andrée Formier, donna che si professa innamorata di lui dai tempi delle scuole e che gli rivolge una passionalità fuori del comune. Per undici mesi la vede nella camera azzurra dell'hotel di proprietà di suo fratello, dopodiché cessa di incontrarla perché alcuni suoi gesti, fra cui ad esempio il tentativo di lasciargli sul corpo segni visibili alla moglie, sono inquietanti. Lei però non accetta la fine della loro relazione e i suoi comportamenti ossessivi peggiorano, al punto da diventare oggetto di un'indagine dell'ispettore Mani, cui Georges Simenon affida il compito di dipanare una matassa di emozioni e di rapporti, di detti e di non detti che si rivelerà più pericolosa del previsto...
Bocca: «È la fine della nostra storia, se dici che sei antifascista ti
ridono in faccia»
di Rinaldo Gianola
«Roba da pazzi. Il sindaco Alemanno vuole dedicare una strada ad Almirante,
uno che fucilava i partigiani. Anzi no, mi sbaglio: non sono matti. È una
provocazione, la provocazione di chi si sente vincitore e può fare quello
che vuole». Giorgio Bocca, partigiano e giornalista, è uno dei pochi
intellettuali in giro che si oppone alla revisione fai-da-te della storia e
che, nonostante l’aria che tira, ha ancora il coraggio di difendere la
Resistenza, la Costituzione repubblicana basata sull’antifascismo. Purtroppo
non si fa illusioni, «l’Italia e gli italiani sono così...».
Bocca, ci tocca vedere pure questa: una strada intitolata ad Almirante.
«Non c’è niente di strano. I fascisti sono al governo, hanno vinto e
vogliono far vedere quello che sanno fare. L’altra sera, dopo il consiglio
dei ministri a Napoli, ho letto che Berlusconi è andato a far festa con
Gasparri. Capito? I fascisti si sono riciclati, adesso fanno i ministri,
hanno il potere, sono tornati in forze e, come hanno detto, non si sentono
più figli di un dio minore».
Ma Almirante...
«Almirante è sempre stato un fascista: un difensore della razza, un
repubblichino di Salò che partecipava ai rastrellamenti di partigiani in val
Sesia. Adesso lo celebrano, andiamo bene... Siamo a un’altra svolta.
L’Italia è sempre la stessa: trionfano il conformismo e il trasformismo.
Oggi c’è un altro cambio di stagione».
È la fine di una storia?
«Lo ha detto Fini, diventato presidente della Camera: “Con me finisce il
dopoguerra”. Voleva dire che finisce anche l’antifascismo. E quindi possono
dedicare le strade a chi vogliono»
Possibile che una notizia del genere non desti qualche reazione, magari una
protesta della sinistra...
«La sinistra? Perchè, c’è ancora la sinistra? Ho l’impressione che pur di
campare la sinistra, o quel che rimane, sia disposta a tutto. Bisogna
mangiare nella greppia del potere per tirare avanti».
E l’antifascismo della Costituzione?
«Se oggi dici che sei antifascista rischi di trovare qualcuno che ti ride in
faccia, i valori sono andati a farsi benedire. Ma con chi te la prendi? I
fascisti sono diventati tutti filoisraeliani, parlano pure del 25 aprile
come se fosse la loro festa. E tutto fila liscio, come se fosse la cosa più
naturale del mondo. Allora ci sta anche la strada per un fucilatore di
partigiani».
Deluso?
«Molto di più. Sono appiattito, sotterrato, sono quasi morto. Dal punto di
vista politico uno con la mia storia è finito. Non mi riconosco in questo
paese, nei “valori” che esprime questa classe dirigente. La mia storia è
scomparsa. Io sono uno di quelli che si è battuto per il ritorno dell’Italia
alla democrazia, per la sconfitta della dittatura fascista, difendo la
memoria della stagione partigiana che riscattò questo Paese. Ma oggi sono
uno sconfitto, hanno vinto loro. Basta guardarli. Ormai si è stabilito che
la democrazia è una parvenza, un’illusione. E, forse, è vero».
E quest’Italia assorbe tutto, senza mai destarsi?
«Gli italiani sono trasformisti, sempre gli stessi, stanno con chi vince.
Magari una volta c’era qualche speranza, qualche principio per cui battersi.
Forse anche noi partigiani ci eravamo illusi di cambiare il Paese. L’altro
ieri Berlusconi ha detto alla Marcegaglia che le proposte di Confindustria
sono il programma del suo governo. Ma ci rendiamo conto? Come fa il capo del
governo a dire una cosa del genere? Quando mai nella nostra storia abbiamo
pensato che la Confindustria fosse il Paese? E la Marcegaglia, la
raccomando... Ha fatto un intervento per accusare tutti, senza un cenno
autocritico, senza un rimorso su quanto sta accadendo. Questi capitalisti
pensano di essere sempre nel giusto, di non aver nessun difetto».
E invece?
«Il capitalismo è sopravvissuto al comunismo, ma non è scevro di gravi
difetti. È un sistema in crisi, ci sta togliendo l’acqua, l’aria per vivere.
Stiamo sulla stessa barca e stiamo affondando, tutti felici in questo
globalismo catastrofico. Noi italiani facciamo finta di niente, ma stiamo
precipitando. E ora è comparso il segno del precizio».
Quale?
«La scelta di tornare al nucleare. Una follia. Ricadiamo nello stesso errore
che avevamo evitato, per un colpo di fortuna, vent’anni fa. E il bello è che
torniamo al nucleare con le stesse motivazioni di allora, “perchè ci serve”.
Ci siamo dimenticati tutto. A questo punto ci meritiamo le centrali nucleari
e anche la strada per Almirante».
Nuova aggressione a sfondo nazista. Dopo un giovane "reo" di portare il codino, diversi Rom e altri stranieri, è la volta di un cittadino del Bangladesh. E non ho sentito parlare di forca, di ergastoli e di altre punizioni esemplari a differenza di quanto accade se gli stranieri compiono reati anziché esserne vittime.