Dal regista di In & Out, un film dissacrante che potrà farvi ridacchiare se sopportate che una salma a un funerale prima sia quella sbagliata, poi sia buttata a terra e infine vi sia aggiunto un altro corpo. Insieme a tutte le altre situazioni farsesche che accompagnano queste esequie. Giudizio critico: il film è interessante, bisognerebbe capire se sia una pochade o un tentativo di film più impegnato, con un retrogusto alla Monthy Python.
Coro unanime: questa politica è indecente
Daniele Castellani Perelli
La "tempesta della casta" si è abbattuta sul governo Prodi, ma non festeggiano a spumante e mortadella i principali quotidiani italiani, come hanno invece fatto in aula i senatori del centrodestra. Non lo fanno quelli vicini al centrosinistra, ma nemmeno quelli "indipendenti", che vedono nello sfascio della maggioranza l'ennesima dimostrazione dell'impotenza della politica italiana, l'irrimediabile ingovernabilità di un paese che non cambia mai e che viene guardato con sempre maggiore stupore dalla stampa internazionale. È singolare, ma forse neanche tanto, che i primi quattro grandi giornali del paese (Corriere della Sera, Repubblica, la Stampa e il Sole 24 Ore) esprimano nei propri editoriali pressoché lo stesso punto di vista. Tutti e quattro, anzitutto, osservano con una sorta di disprezzo il panorama generale della politica italiana.
Giulio Anselmi, direttore de la Stampa, si indigna con "la sceneggiata volgare fatta di corna, sputi e insulti", che dimostra il "livello di parlamentari che si ammantano del primato della Politica per poter continuare a nominare bidelli e primari". Stefano Folli, commentatore de Il Sole 24 Ore, scrive che al Senato "si è superata la soglia del grottesco". Dario Di Vico, vicedirettore del Corriere della Sera, parla di "Carnevale politico", di politica che si fa "circo". Ezio Mauro, direttore de la Repubblica, racconta come il chiasso delle troppe anime della maggioranza abbia spaventato l'opinione pubblica. In questo scenario da commedia in stile Vanzina, la figura di Prodi sembra tuttavia salvarsi. Si salva sicuramente nelle parole di Anselmi, che gli riconosce meriti in economia, gli riconosce di essere stato "capace di una visione del Paese né mediocre né chiusa al futuro" e di essere "caduto da combattente, con dignità e fermezza". E anche Folli scrive: "Prodi merita rispetto".
Ezio Mauro esprime il paradosso dello "strano e ingiusto destino di un uomo politico che per due volte ha battuto Berlusconi, per due volte ha risanato i conti pubblici e per due volte ha dovuto interrompere a metà la sua avventura di governo per lo sfascio della maggioranza che lo aveva scelto come leader". Ma il punto in cui i quattro giornali sono unanimi è lo scenario futuro. Tutti e quattro si augurano che il capo dello Stato Giorgio Napoletano riesca a convincere i più volenterosi ad accettare un esecutivo istituzionale, che si occupi in breve tempo principalmente della legge elettorale e del regolamento parlamentare (Anselmi). "Un governo di tregua, senza profilo politico", lo definisce Folli. Anche Di Vico è della stessa opinione. Il vicedirettore del Corriere, tuttavia, auspica che la mission del nuovo esecutivo consista anche "nell'impostare un pacchetto di misure economiche capaci di affrontare la tempesta recessiva e riavviare il meccanismo della crescita". Per Repubblica, "la strada è quella di un governo istituzionale guidato dal presidente del Senato Marini, formato da poche personalità scelte fuori dai partiti, sostenuto dalle forze di buona volontà per giungere al risultato che serve al Paese". L'obiettivo dovrebbe essere "riformare la legge elettorale, e se fosse possibile, riformare anche Camera e Senato, cambiando i regolamenti, riducendo il numero dei parlamentari, correggendo il bicameralismo perfetto".
Tutti riconoscono che l'Italia è a una nuova svolta. È morto il centrosinistra, scrive Mauro, "e l´idea di un'ampia coalizione che raggruppi insieme tutto ciò che è alternativo alla destra, comunque assemblato, e dovunque porti la risultante". In questo nuovo scenario, per Mauro, il Pd, andando da solo alle elezioni, giocherà una partita rischiosa ma importante. Anche Stefano Menichini, direttore di Europa, trova un motivo di speranza nel Pd: "Il Pd di Veltroni non è la causa di questa crisi ma al contrario l'unica possibilità di uscirne". I quotidiani vicini al centrosinistra sperano nel Pd, ma intanto si ritrovano con un vecchio fantasma che gongola. Ne parla Furio Colombo, nel suo editoriale su l'Unità: "Alla fine, nel brutto show, torna a farsi avanti, sia pure con esuberanza un po' consumata, il corpo da ballo della compagnia Berlusconi. Arriva fino al punto da stappare bottiglie in aula come a una festa un po' volgare delle matricole. È una replica triste e dobbiamo domandarci che cosa abbiamo fatto per meritarcela".
Per tutto il giorno si è registrato un borsino sui numeri in Senato, con calcoli talvolta contraddittori. Per esempio, Franco Turigliatto ha esplicitamente detto che voterà "no", ma nel pomeriggio lo si dava per «riacquisito», non si sa perchè. E Giovanni Russo Spena (Prc) ha detto sconsolato: «Credo senza ipocrisia che in Senato non ce la faremo». In effetti, i numeri parlano di 160 per entrambi i Poli, ma il pari equivale a un no. Continua..